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"Days Like These"

  • Immagine del redattore: Silvia C.
    Silvia C.
  • 22 set 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 23 set 2025


L’evento per la Palestina, che si è tenuto sabato 20 settembre allo Shepherd’s Bush Empire e voluto da Billy Bragg, è stata una serata di musica, parole e film che ti si infilano dentro e non vanno più via. Hanno partecipato musicisti, attori, scrittori, giornalisti.


Entrata di Palestine House

Lo scopo dell’evento era raccogliere fondi per Amos Trust (di cui è patron Brian Eno), la cui funzione è fornire cure mediche, cibo, supporto psicologico, in particolare per bambini, e supporto per giovani giornalisti e scrittori. 4 ore di canzoni, lettere, poesie, filmati da cui è venuto fuori un mondo diverso, un mondo di giustizia, di emozioni, di empatia, di umanità, con un pubblico che spaziava dai 20 agli 80 anni. Billy Bragg era anche il “conduttore” della serata, e, oltre a cantare e presentare i vari ospiti, ha parlato di politica, perché la musica, come qualsiasi altra forma d’arte, non può essere staccata dalla realtà, “apolitico” è una parola che si può usare per le mucche, non per gli esseri umani.


Parole chiarissime, come sempre, su Gaza, sul fascismo, su Kirk (facendo una divisione netta tra l’atto dell’omicidio, e i valori che proponeva), su aspetti della Chiesa Evangelica (sulla quale molto ci sarebbe da dire, ma non è questa la sede), su Starmer, e proprio durante l’evento, è arrivata la news che, nella sua nullità, il PM ha annunciato il riconoscimento, da parte dell’UK, dello stato Palestinese. Billy Bragg è l’unico musicista che conosco che va regolarmente nei programmi della BBC a disquisire con politici e giornalisti vari.



Si sono susseguiti Reverend and the Makers, Antony Szmierek (uno dei migliori) Annie Lennox (non in presenza, ma con un bellissimo video in cui cantava, al piano, la nuova versione, per Gaza, di “Why?”), Brian Eno, con un breve reading, quasi sussurrato, mentre passavano immagini con sottofondo musicale da lui stesso realizzato, che è stato, per me, il momento più toccante, e più potente, tanto che non sono riuscita a trattenere le lacrime.


Il caso ha voluto, poi, che Brian Eno, in attesa del suo intervento, venisse a sedersi a 2 poltrone da me, vuote perché quelli che le occupavano erano scesi nella folla. Tra la luce bassa e il coinvolgimento, me ne sono accorta dopo un po’, poi, finalmente, l’ho visto, l’ho sentito cantare e alzare il pugno insieme a tutti noi. Ad un certo punto ci siamo scambiati un sorriso complice, di appartenenza, che mi ha trafitto, e continuerà a trafiggermi ogni volta che mi verrà in mente.



In un luogo in cui si parlava di cose strazianti, però, c’era ottimismo, voglia di combattere, fiducia, umanità. “Facciamo che questo sia l’inizio di un nuovo anno, abbracciamoci, e auguriamoci Happy New Year”.

Borders don’t cancel human rights. I don’t know how you can hear this and not feel decimated inside. We need to look after each other in these hard times.

Una mia amica dice sempre che non siamo più in grado di emozionarci, e bisogna imparare di nuovo a farlo, invece, per tornare di nuovo umani.

Un altro mondo è possibile. Definitely.


A Dave Watts




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