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  • Silvia C.

Little Italy

Londra è una città multiculturale, letteralmente. Molte metropoli ospitano varietà di gruppi etnici arrivati da tutti i continenti, ma la particolarità di Londra è che qui non vivono relegati nelle banlieu, nelle periferie: ogni gruppo ha un “proprio” quartiere, una piccola città nella città, dove parla la propria lingua, ha luoghi di culto, mercati, feste, come nel paese d’origine, e questo, anche se può sembrare una contraddizione, facilita il loro inserimento.


Italian Hospital, nella Little Italy di Londra
Italian Hospital

Anche gli italiani da almeno due secoli hanno il loro quartiere, pur se oggi non è delimitato come un tempo, che rimane, però, una fonte inesauribile di storia, cultura e memoria di personaggi che da immigranti poverissimi, utili solo per lavori di fatica e sottopagati, sono divenuti parte integrante di questa città. Negli anni si sono distinti in vari campi, uno su tutti quello della cucina, considerata dagli inglesi una delle migliori, ma anche per la moda, l’architettura, e la professione medica.

Gli italiani che vivono a Londra oggi sono circa 450.000, ma il primo insediamento, nella prima metà dell’800, contava più o meno 2000 persone, e si era stabilito nella zona di Clerkenwell, a nord della City, che è diventata la little Italy londinese, chiamata the Quarter, allora uno dei quartieri più sporchi e poveri della città, dove si viveva in condizioni di miseria assoluta. Il primo che si occupò della piccola comunità italiana fu un prete di Siena, Angelo Maria Baldaccioni, mandato da Roma nel 1824, che ufficializzò la prima comunità cattolica italiana con sede a Sardinia Chapel, la prima chiesa italiana, alla quale aggiunse una piccola scuola.

I primi gruppi di italiani arrivarono dal nord Italia, principalmente Lombardia e Piemonte, quasi sempre a piedi, fuggendo dalla povertà conseguente alle guerre napoleoniche. Non parlavano una parola d’inglese, non avevano qualifiche di nessun tipo e facevano i lavori di fatica riservati agli immigrati, sfruttati, spesso in condizioni disumane. Vivevano ammassati in edifici senza la possibilità di curarsi, di studiare. Cominciarono ad inventarsi mestieri che piano piano li fecero conoscere agli inglesi, come accordatori e costruttori di organi, musicisti di strada, gelatai, ottici.

Londra è sempre stata la meta degli esuli, e qui, infatti, si rifugiarono molti italiani “fuorilegge”, il più conosciuto è certamente Giuseppe Mazzini, che molto si adoperò, tra l’altro, per migliorare le condizioni degli immigrati italiani: fondò una scuola gratuita per i loro figli (che si scontrò, peraltro, con la scuola cattolica gestita dalla chiesa italiana) e contribuì a combattere lo sfruttamento minorile. Insieme a Giuseppe Garibaldi, che venne a Londra nella seconda metà dell’800, acclamato come un eroe e salutato a Trafalgar Square da migliaia di persone, fondò un club di lavoratori.

All’inizio del ‘900 arrivano dall’Italia anche rifugiati anarchici e socialisti, nel momento in cui nella zona stavano nascendo i primi movimenti operai, e poi i fuoriusciti dall’Italia fascista.

Nello stesso periodo cominciarono a formarsi anche piccoli gruppi di crimine organizzato, che si scontravano con quelli locali per la gestione dei racket.


Il viaggio nella Little Italy di Londra è davvero stimolante, attraverso luoghi e storie che non ti aspetti. Oggi è cambiata, ovviamente, ma girando per quei vicoli, immortalati anche da Dickens, è possibile rivedere quell’epoca, la vita di quella comunità, che come altre è diventata parte integrante della storia di questa città.



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